I daltonismi di Charlie Kaufman

di Michele Arena

Opie Hughes vive in Pennsylvania dove gli aceri in autunno diventano di mille sfumature diverse, ma lui non è mai riuscito a vederle perché è daltonico, i suoi occhi sono insensibili a diversi colori, in particolare al rosso. Così quando sua sorella gli ha regalato il primo paio di occhiali capaci di correggere la sua disfunzione, solo un anno fa per la prima volta ha visto tutti i colori del mondo, e gli è venuto da piangere. Quasi non ci credeva a come era fatto il mondo degli altri.

Quella che per molti è la normalità, i colori delle foglie, le centinaia di sfumature diverse dell’erba, un semaforo distinguibile da lontano, i fiori visibili in mezzo a un prato, degli occhi azzurri, per lui sono un’anomalia.

Molti personaggi di Charlie Kaufman sono così: daltonici, un daltonismo fatto di sensazioni e di sentimenti. Non vedono la felicità e non riescono a non sentirsi soli. Il loro mondo,proprio come quello di chi è cieco ai colori, è diverso e gli altri sono solo una massa indistinguibile dove cercare la propria anomalia per curarsi un po’.

Anche il Michael Stone di Anomalisa, l’ultimo lavoro in stopmotion di Charlie Kaufman, ha un daltonismo: non distingue le voci delle persone, non ne coglie le sfumature, non ha mai sentito una voce femminile e le persone intorno a lui sembrano tutte uguali. Scrive libri motivazionali, quella roba che si trova nei supermercati con grossi adesivi colorati sopra che indicano il prezzo scontato, eppure non è felice. Si sente solo e isolato, un alieno, come il protagonista di un libro di Kafka. E quando gira negli alberghi delle città per le presentazioni dei suoi libri spesso chiama le sue ex perché pensa che forse, in ognuno dei suoi rapporti c’era qualcosa che non era riuscito a vedere, un colore che si era perso e che non aveva saputo cogliere.

Fino a che non incontra Lisa Hesselman, la sua anomalia, che ha la voce di Jennifer Jason Leigh e una strana macchia sulla pelle. Come gli occhiali di Opie Hughes, lei riesce a farlo sentire meno chiuso dentro sé stesso, gli canta Girls Just Want to Have Fun di Cindy Lauper, gli racconta di come era da bambina, fanno l’amore. Sono due isole che finalmente s’incontrano e trovano sollievo alle proprie solitudini.

Ma Michael Stone è un personaggio di Charlie Kaufman, e come il  Joel di Eternal sunshine of the spotless mind o il Charlie di Il ladro di orchidee, non ha ricette per lo spettatore, non regala cure per le nostre solitudini, sta solo lì sullo schermo a fare i conti con il suo daltonismo.

L’autore: Michele Arena.
Il pezzo è già apparso su Tuttafirenze.it.

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